Orchiepididimiti

Orchiepididimiti:
Si definisce orchiepididimite, un processo infiammatorio, generalmente acuto, meno frequentemente cronico, che interessa il testicolo (orchite) e l'epididimo (epididimite). L'epididimo è la struttura canalicolare che sovrasta il testicolo ed ha la funzione di trasportare gli spermatozoi e completarne il processo maturativo.
L'esordio della sintomatologia è brusco con dolore di solito intenso a carico dell'emiscroto (scroto = sacco cutaneo che contiene i testicoli) interessato ed irradiazione lungo il cordone spermatico fino al fianco omolaterale. Può essere presente febbre elevata (39º-40º) con brivido e frequentemente disturbi urinari, tipo pollachiuria (minzione più frequente), bruciore minzionale e stranguria (dolore alla minzione). L'epididimo in poche ore aumenta notevolmente di volume sino a raggiungere due, tre volte le dimensioni normali. L'emiscroto interessato appare arrossato e la sua palpazione risveglia un violento dolore. Il dolore spontaneo nella fase conclamata si riduce, accentuandosi però nella stazione eretta, verosimilmente per la trazione da parte del contenuto scrotale aumentato di peso sugli elementi del funicolo.
Importante: in caso di dolore testicolare inteso è sempre opportuno recarsi al più visno Pronto soccorso dal momento che gli stessi sintomi possono insorgere in caso di torsione testicolare, evento che determina una riduzione del flusso sanguigno a testicolo e la coseguente necrosi (morte dell’organo).


La maggior parte dei casi di orchiepididimite con un trattamento adeguato non tende a sviluppare complicanze a lungo termine ed a provocare una infertilità secondaria. Se non adeguatamente curate, la forme acute possono portare ad una serie di complicazioni. Queste includono la cronicizzazione della malattia stessa (orchiepididimite cronica), l'ascessualizzazione (ovvero la formazione di una cavità neo formata contenente materiale purulento), un danno permanente a carico del tessuto funzionale del testicolo e/o dell'epididimo (con conseguente infertilità e/o ipogonadismo, ossia la riduzione della produzione di ormoni da parte del testicolo, tra cui il testosterone), ed una diffusione dell'infezione ad organi contigui (prostata, vescicole seminali, condotti deferenti...) o distanti per via ematogena (attraverso la corrente sanguigna).
La terapia consiste nella somministrazione di antinfiammatori/analgesici e terapia antibiotica, possibilmente mirata (ossia dopo aver isolato il batterio/virus responsabile si effettua un antibiogramma che testa la responsività al principio attivo dell'antibiotico) per almeno 7-10 giorni. Solo in caso di formazione di un ascesso, o di un infarto testicolare (occlusione acuta dei vasi sanguigni del testicolo), è richiesto l'intervento chirurgico. In generale, è sempre indicata una completa valutazione specialistica urologica.